Prima o poi in pista arriva il momento in cui il cronometro smette di essere un numero astratto e diventa un riferimento concreto. Che sia il transponder ufficiale, il GPS sul cupolino o il tabellone dei tempi nel paddock, il tempo sul giro è la misura più immediata di quello che sta succedendo in pista.
Il problema è che molti principianti iniziano a leggere i tempi prima di sapere cosa stanno cercando. Guardano il numero, lo confrontano con quello degli altri, si sentono lenti o si sentono veloci, e prendono decisioni sbagliate di conseguenza. Il cronometro è uno strumento potente, ma come tutti gli strumenti richiede di essere capito prima di essere usato.
La maggior parte dei track day organizzati utilizza un sistema di rilevamento con transponder. Il transponder è un piccolo dispositivo elettronico che si monta sulla moto, di solito sotto sulla forcella, e che comunica con un sistema di antenna posizionato sul rettilineo principale.
Ogni volta che la moto passa sopra all'antenna, il transponder trasmette un segnale che registra il passaggio con precisione al centesimo di secondo. Il sistema calcola automaticamente il tempo trascorso tra un passaggio e il successivo: quello è il tempo sul giro.
Oltre al transponder ufficiale, molti piloti montano sulla moto un dispositivo GPS personale. I più diffusi sono i datalogger sportivi di marchi come Starlane, AiM, MyChron o i moduli GPS integrati negli strumenti aftermarket.
Questi dispositivi registrano non solo il tempo sul giro ma anche la velocità in ogni punto del tracciato, le accelerazioni laterali, le frenate, la posizione GPS metro per metro. Con questi dati è possibile fare un'analisi molto più dettagliata rispetto al solo tempo sul giro.
Esistono anche applicazioni per smartphone che usano il GPS del telefono per cronometrare i giri. La precisione è inferiore rispetto a un dispositivo dedicato, ma per un uso iniziale possono essere sufficienti.
Quanto hai impiegato per percorrere un giro completo, dalla linea di partenza alla stessa linea. Espresso in minuti, secondi e centesimi.
Il giro più veloce della sessione o della giornata. È il valore di riferimento con cui confrontare ogni giro successivo.
La differenza tra il giro in corso e il tuo miglior giro. Positivo = più lento. Negativo = stai battendo il tuo riferimento. Alcuni dispositivi lo mostrano in tempo reale settore per settore.
Il circuito viene diviso in settori, di solito tre. Indicano quanto hai impiegato in ogni porzione di pista e dove guadagni o perdi rispetto al tuo riferimento.
Combinando i tuoi migliori settori ottieni l'ideal time: il tuo potenziale teorico se riuscissi a mettere insieme tutto nello stesso giro. È un riferimento utile per capire quanto margine hai ancora da trovare.
Il primo obiettivo di un principiante non è abbassare il tempo sul giro. È fare giri consistenti, cioè giri con tempi simili tra loro.
Se i tuoi giri variano di tre, quattro o cinque secondi l'uno dall'altro, non hai ancora una traiettoria stabile. Abbassare il miglior giro in questa situazione significa solo che ogni tanto, per caso, fai un giro migliore degli altri: non è miglioramento strutturale.
Se hai accesso ai tempi di settore, usali. Un tempo sul giro che non migliora può nascondere progressi reali: magari il primo settore è migliorato di mezzo secondo ma il terzo è peggiorato di altrettanto. Senza i settori non lo vedresti.
Identifica il settore in cui sei più lontano dal tuo potenziale e lavora su quello. Concentrarsi su un problema alla volta è molto più efficace che cercare di migliorare ovunque contemporaneamente.
È la tentazione più forte e quella più fuorviante. Il tempo sul giro dipende da decine di variabili: il tipo di moto, le gomme, l'esperienza del pilota, la quantità di carburante, le condizioni della pista.
Un pilota su una supersportiva con gomme slick e dieci anni di esperienza fa tempi che non hanno nessun significato come confronto per chi è alla prima pistata su una naked con gomme stradali. Il tuo confronto è con te stesso, con i tuoi giri precedenti, con la tua sessione di ieri. Questo è l'unico confronto che produce informazioni utili.
Il cronometro può diventare un problema quando smette di essere uno strumento di analisi e diventa una fonte di pressione.
Chi si fissa sul tempo sul giro tende a spingere ogni giro senza logica progressiva, a ignorare le sensazioni per inseguire un numero, a fare errori nei punti in cui sente di poter guadagnare. È un meccanismo comune e quasi sempre controproducente: più si forza, più si perdono le basi tecniche che sono l'unica cosa che fa davvero abbassare i tempi.
Non guardare i tempi mentre sei in pista. Esci, impara il tracciato, riscalda la moto, trova i punti di frenata. Guarda i tempi solo dopo essere rientrato, come fotografia di dove sei.
Inizia a osservare la consistenza. I giri sono simili tra loro? Il miglior giro è un'eccezione o è ripetibile? Lavora per ridurre la variazione tra i giri.
Quando hai una base consistente, inizia a usare i settori per capire dove c'è margine. Lavora su un settore alla volta, verifica il risultato nel giro successivo.
Non esiste un numero corretto di sessioni per ogni fase: dipende da quanto impari in fretta, da quanto è difficile il circuito e da quante pistate fai in una stagione. Quello che conta è seguire l'ordine: prima consistenza, poi miglioramento tecnico, poi velocità.
Un'applicazione GPS sul telefono con un supporto sicuro per la moto. Costa poco e ti dà un riferimento personale su ogni sessione. La precisione è limitata ma sufficiente per le prime uscite.
Un datalogger GPS dedicato: dati più precisi, analisi dei settori, comparazione tra giri e in alcuni modelli la sovrapposizione grafica delle traiettorie. Marchi comuni: Starlane, AiM, MyChron.
"Il tempo è la conseguenza del lavoro tecnico, non il lavoro stesso. Chi insegue il numero invece di costruire la tecnica si trova spesso fermo sullo stesso tempo per sessioni intere."